Dal libro
Prefazione
Un'avventura lunga più di sessant'anni

La storia del Gruppo Trevi, dalla sua fondazione fino all'uscita della famiglia Trevisani, credo sia paradigmatica di un modo tutto italiano di essere imprenditori. Fondata alla fine degli anni Cinquanta, per l'intuizione di un ragazzo di vent'anni senza capitali, da minuscola impresa di fondazioni che operava a livello locale, nel giro di qualche decennio è poi diventata un gruppo con quasi settemila dipendenti in tutto il mondo. Un vero colosso capace di espandere la propria attività, prima nel settore metalmeccanico e poi in quello petrolifero.
Con trecentomila lire è il frutto del consistente lavoro di ricerca giornalistica di Lucio Garofalo, che è stato anche corrispondente di "Strade & Autostrade", rivista tecnica da me fondata e ancora diretta. Il racconto ci illustra, attraverso i tratti più salienti, un cammino economico, tecnologico e umano che il sottotitolo giustamente descrive come un'avventura. Una parola che bene si attaglia a una storia fatta di sfide, successi e anche difficoltà affrontate da una famiglia di imprenditori che ha animato le attività del Gruppo, non venendo mai meno ai propri doveri.
Nel testo si trovano anche molti riferimenti ad eventi nazionali e internazionali che hanno incrociato il percorso del Gruppo Trevi nella sua evoluzione, così ricordandoci che quando si opera in settori quali quello delle grandi costruzioni infrastrutturali, o dell'estrazione petrolifera, ci si deve sempre confrontare con la geopolitica e con tutte le sue variabili. Leggendo si comprende anche quanto il lavoro delle imprese italiane all'estero sia stato un elemento determinante – e purtroppo poco ricordato – della crescita del nostro Paese, che per decenni ha inviato in ogni angolo del mondo società di grande esperienza, così come schiere di maestranze e di tecnici, da tutti riconosciuti come preparati e capaci. È un aspetto che, come addetto ai lavori, ho particolarmente apprezzato e ritengo anche molto importante. La narrazione del nostro export – specie nei media generalisti – tende infatti quasi sempre ad essere circoscritta solo alla moda, ai prodotti enogastronomici e occasionalmente al settore della meccanica; quello delle costruzioni non è mai menzionato. Una descrizione dunque molto parziale, senz'altro frutto di un errore di valutazione, o forse della pigrizia di chi scrive, che così trascura, più o meno volutamente, un pezzo importante della nostra economia.
Dopo l'uscita dei Trevisani dalla compagine societaria nel 2020, oggi il Gruppo Trevi – anche se ridotto nei settori in cui opera e diminuito nelle dimensioni – esiste ancora e continua a essere una realtà che, nel trito linguaggio giornalistico, può essere definita un'eccellenza. Il punto del libro non è dunque quello di fare confronti, anche se forse il lettore più attento può chiedersi cosa sia rimasto nell'attuale assetto della capacità propulsiva di chi quella società aveva fondato e diretto per più di sessant'anni. Il vero tema di questa lunga storia ritengo sia piuttosto un altro. È la parabola che i Trevisani hanno descritto come imprenditori, incrociando appunto eventi di carattere geopolitico, crisi economiche mondiali e trasformazioni tecnologiche. Una vera avventura, in cui hanno messo energia, risorse, dimostrando sempre una dedizione e una determinazione che doveva essere raccontata per non andare dispersa.