Memorie di cantiere
Porto Tolle — Pali in ferro
Augusto Bondanini · 1974–1976

1974 – 1976 Augusto Bondanini
Quando nella primavera del 1974 iniziammo il primo campo prova per l’esecuzione dei Pali infissi della Centrale Enel di Porto Tolle, il clima del cantiere cominciò subito a scaldarsi. Le motivazioni principali di queste tensioni con il nostro cliente consistevano nel fatto che le attrezzature che il nostro Partner aveva fornito al cantiere non erano sufficientemente potenti da conseguire gli standard molto elevati previsti dai progettisti di Enel. Consapevole di non aver sufficiente esperienza di pali infissi in ferro senza estrazione di terreno, la Pali Trevisani si era associata fin dalla gara d’appalto, con un partner nordeuropeo, l’olandese Nederhost. Gli olandesi fornirono per il campo prova una vecchio battipalo a vapore, attrezzato con un maglio BSP da 4 Ton, ed una seconda attrezzatura che portava un maglio Diesel tipo Hera 5000, che però non riusciva a produrre l’energia di infissione richiesta per incastrare il palo di almeno 3 ml nelle sabbie compatte che si incontravano alla quota 37-40 ml. L’esito non positivo del campo prova per poco non ci costò l’intero contratto: fu un miracolo di Davide Trevisani se ci tolsero per il momento solo metà del contratto! Enel chiamò una impresa americana di grandissima esperienza nel settore, la Raymond Pacific Corporation ed affidò loro un secondo campo prova. Con attrezzature molto potenti gli americani eseguirono i test senza particolari problemi, raggiungendo ampiamente le quote definite dai progettisti di Enel (Studio Geotecnico Italiano). Questo ci costò subito la metà del contratto. Davide era furibondo ma incassò con eleganza. Rinunciò anche a scaricare il Partner che pure aveva fallito così clamorosamente, sbagliando tutte le previsioni tecniche e la scelta delle macchine. Devo dire che tenerci il socio Olandese fu una buona mossa perché ci permise di avere in cantiere dei pilonieri molto esperti in questo tipo di lavoro, non difficilissimo, ma con molte malizie da conoscere. I progettisti Soil-Mec riuscirono in poco più di 4 mesi a mettere a punto una gigantesca attrezzatura capace di sollevare un tubo d’acciaio diametro 508 mm, lungo 45 ml ed infiggerlo con un maglio Vulcan 030 che sviluppava 12000 Kg.m. Il maglio, ad aria compressa, era alimentato da un compressore Ingersoll-Rand posto sulla stessa macchina battipalo, con capacità di 56000 litri al minuto, a 10,5 Atm. di pressione. La preparazione del nostro secondo campo prova (oltre un mese di lavoro) con l’assemblaggio in cantiere della nuova MBV progettata da Soil-Mec vide Davide Trevisani protagonista assoluto dell’intero montaggio. Davide arrivava quasi ogni giorno di prima mattina e rimaneva in cantiere fino a tarda sera. Dirigeva il gruppo dei montatori e meccanici Soil-Mec con grande competenza e precisione. Qui occorre dire che a 35 anni Davide Trevisani era un giovane alto e snello,
molto agile e sicuro nei movimenti. Quindi quando arrivò il giorno dell’ultimo montaggio, quello in cui bisognava abbinare l’antenna base già installata sulla gru da 150 ton, all’antenna che portava la testata, lunga 25,40 ml ,con una manovra piuttosto pericolosa, decise che toccava a lui. Fu un momento indimenticabile in cui tutti gli uomini presenti in cantiere restarono a testa in su a guardare Trevisani che saliva agilmente la scaletta esterna della torre base fino a 38 ml da terra, guidava l’antenna di testata fino ad infilare i cunei di guida e stringeva i bulloni come se l’avesse sempre fatto. Non abbiamo una foto di questo evento che certamente l’avrebbe meritata. Trevi si salvò per la impressionante capacità di reazione dimostrata nel costruire queste nuove attrezzature e per l’efficienza dell’impianto di cantiere che comprendeva una linea di saldatura dei tubi automatizzata capace di completare 60 tubi, diam. 508 mm e lunghi 45 ml, al giorno. Le attrezzature progettate da Soil-Mec per il cantiere, sia per la preparazione e saldatura automatica dei tubi, sia per l’infissione dei tubi medesimi, risultarono tutte molto efficienti e consentirono di completare il lavoro in un tempo record: n° 4200 pali diam. 508 mm furono infissi in 11 mesi da 3 gruppi MBV che operarono prevalentemente su due turni giornalieri. Anche la preparazione di tubi diam.508 fu completata in parallelo nel medesimo tempo, presso una grande officina di confezionamento tubi, ubicata in prossimità dell’area di infissione. Questo, anche se una errata manovra di un macchinista che portò alla caduta per 40 ml di un mandrino con conseguente esplosione dell’argano principale della gru, ci costò una sosta di quasi 2 mesi per ripristinare l’attrezzatura danneggiata! A parte questo grave episodio, che ancora ricordiamo nelle nostre notti insonni, dopo le ansie e le sofferenze dei campi prova, non ci furono particolari problemi nell’esecuzione dei lavori. Aggiungerei una breve annotazione sul personale che ha eseguito il cantiere, per ricordarlo e ringraziarlo del lavoro svolto. il cantiere cominciò sotto la Direzione dell’Ing.C. Lombardo, con vice A.Bondanini. Successivamente Lombardo rientrò in Argentina, suo paese di origine, e gli subentrò il compianto Geom. Bruno Casadei che restò in carica fino alla fine del Cantiere. Bondanini di fatto si occupò solo della conduzione del cantiere di infissione pali e della gestione del personale olandese. La gestione dell’Officina di confezionamento e saldatura tubi fu egregiamente realizzata dall’esperto Costanzo Ceccarelli che seppe risolvere tutte le problematiche che questa non facile lavorazione poneva. Una parte molto importante del lavoro fu svolta dal ragionier Stelvio Sapignoli che fu responsabile di tutta la parte amministrativa, compreso le paghe del personale di cantiere, il noleggio di attrezzature, i contratti di subappalto, la fornitura dei materiali, ecc. Francisco Toro fu un impeccabile Site Supervisor, di grande supporto nei rapporti con la Direzione Lavori e di collegamento fra i vari settori del cantiere. Grande l’impegno e la professionalità del capo Officina Valentino Severi che eseguì i montaggi delle attrezzature e la loro manutenzione. Non dimentichiamo l’ottimo lavoro degli Ingegneri Soil-Mec, F.Villa, R.Magalotti e P.Tramonti, e quello dei Geotecnici Marco Bertero e Paolo Marcellino. Voglio ricordare anche Gino Zanchini che entrato operaio comune nel 1974 ne uscì primo piloniere nel 1976 (unico piloniere italiano del cantiere). Infine un pensiero di affettuosa gratitudine a tutti quelli che hanno lavorato con me e che mi hanno sostenuto nei momenti difficili del cantiere.



