Trevi Holding

Memorie di cantiere

Wolf Creek Dam

Paratie continue con pali secanti guidati · 2008–2014

Wolf Creek Dam

Wolf Creek Dam “ Prima esecuzione al mondo di paratie continue eseguite con pali secanti guidati. La diga più critica negli USA. Il più grande lavoro in USA e nel mondo di riabilitazione di dighe esistenti”

Luogo: Jamestown, Kentucky-Distretto di Nashville Importo lavori: 422 Milioni di Dollari (importo finale) Durata: Luglio 2008 – Giugno 2014

Nella classifica delle dighe con maggiori criticità preparata da USACE nel 2007 c’è, in cima alla lista, Wolf Creek Dam a Jamestown Kentucky. Ci sono stati fornelli a valle della diga ed è una struttura su cui USACE vuole intervenire urgentemente per l’alto rischio associato alla sua stabilità. La diga, quindi, con il rischio più elevato in tutto il Nord America. Stiamo seguendo il progetto da qualche anno fin dalla sua fase di studio. Wolf Creek è una diga sul Cumberland Lake in un bel parco nazionale molto frequentato in estate da turisti e locali; la località è considerata la House-Boat Capital of the World, e il problema deriva dalle infiltrazioni di acqua nel terreno su cui appoggia la diga formato da Limestone con presenza di ampli fenomeni carsici. E ‘anche un progetto storico per chi del settore, in quanto già la ICOS, dal 1975 al 1979, era stata la vincitrice della gara per realizzazione di circa 50,000 metri quadrati di paratie in calcestruzzo, ad una profondità di 70-80 metri, per contrastare infiltrazioni e fenomeni di piping nella fondazione della diga stessa. Un progetto che sarà realizzato poi da ICOS con un complesso sistema di pali e diaframmi di congiunzione considerato all’epoca di grande successo per le tecnologie utilizzate. Un’altra grande performance di una ditta italiana del settore delle fondazioni all’etero. La gara adesso prevede, tra le tante attività, la realizzazione di una quantità doppia, circa 95.000 metri quadrati di paratia ad una profondità massima di 100 metri con una tolleranza di deviazione massina dalla verticale molto stringente, lo 0,25%. Criteri molto rigorosi e lavoro molto difficile. Anche USACE è cambiata molto dal 1975, molto esigente e preparata con valutazioni di rischio totali molto più approfondite. Il progetto è per imprese specializzate del settore e noi possiamo partecipare direttamente come General Contractor in quanto abbiamo le qualifiche necessarie. Non ci aspettiamo tanti concorrenti e la lista è la solita: Soletanche, Bauer, e anche qui come tutti i lavori Federali bisogna presentare la garanzia di buona esecuzione (Bond) per l’intero importo del lavoro per poter partecipare, e qui si parla di cifre da 350 a 400 milioni di dollari. Tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 il team che deve studiare la diga con Stefano Valagussa come project leader e poi i tecnici della Treviicos a Boston con Renzo Grando in testa e a Cesena, Carlo Crippa, Mimmo Siepi, Daniele Fallini, Raffaella Granata e altri tra ufficio tecnico, tecnologico, ufficio gare lavorano per trovare soluzioni, fare stime e modelli.

I criteri di verticalità, la resistenza e caratteristica della roccia sottostante, la profondità, il cliente, l’ammontare, le quantità di lavoro tutti elementi da bilanciare e approfondire per avere una stima finale e una valutazione del rischio finale. Partecipo anche io alle fasi conclusive quando tra scambi di idee, ipotesi varie, valutazioni si sceglie il sistema finale con l’utilizzo della perforazione direzionata, messa a punto in precedenza in un piccolo, ma determinante cantiere in Nuova Zelanda, chiamato Arapuni Dam, qualche mese prima come elemento nuovo per garantire la verticalità dei pali. Si sceglie anche di eseguire diaframmi con fresa tra i pali. La soluzione “dog bone”. Come sempre in questi casi ci sono ipotesi di lavoro da verificare poi in loco e durante il progetto. Una variazione anche minima può avere grandi impatti sui risultati economici e tecnici della commessa. Si rinvia la decisione finale dopo la visita in cantiere prevista dopo qualche giorno. Andranno Daniele Fallini, Mimmo Siepi e Stefano Valagussa. Con Daniele mi trattengo a lungo prima della sua partenza per gli USA per valutare il tutto unendo le sue e le mie preoccupazioni ovvero, andiamo a fare un lavoro da 400 milioni di dollari (importo molto elevato per gli standard dei lavori Trevi che in genere erano stati al massimo all’intorno di 100 milioni) con tecnologie mai eseguite prima e con un cliente come USACE o no? Le grandi dighe che necessitano di interventi urgenti hanno spesso questo tipo di problematiche ma questa, per dimensioni e impatto, supera tutte quelle viste fino ad oggi. Dopo un paio di giorni dall’inizio della visita del nostro team al progetto, ricevo una telefonata da Daniele con tono accaldato e deciso: “Stefano, sono sulla cresta della diga, abbiamo visto USACE e fatto la vista in cantiere e ti dico che penso che si possa fare. Sarà molto, molto difficile ma si può fare. Volevo dirti questo, ciao.” Soletanche Bachy, uno dei più temibili concorrenti che abbiamo, mi cerca da diversi giorni, so che vogliono parlare di Wolf Creek. Abbiamo fatto le nostre valutazioni interne, ho presentato il progetto al Presidente, a Gianluigi e a Cesare; ho detto loro che abbiamo una soluzione studiata in casa che non ha mai utilizzato nessuno ma che si reputa fattibile, che il progetto è il più rischioso a cui abbiamo mai partecipato e il più impegnativo di sempre; un’ora di discussione e alla fine la decisione unanime di andare avanti e partecipare da soli. Parlo con Soletanche Bachy che mi dice che sono disposti a fare il progetto con noi. Li conosciamo benissimo, da diversi decenni abbiamo fatto tante Joint Venture insieme e anche tante volte scontrati uno contro l’altro come concorrenti. So che siamo più avanti di loro nella preparazione e dico che non siamo interessati. Loro insistono, mi invitano a Parigi con mia moglie per il loro anniversario per i 10 anni della fusione tra Soletanche e Bachy, io unico non dell’impresa e soprattutto unico concorrente in mezzo alle loro società nel mondo che partecipano ad un loro Meeting Internazionale. C’è qualcuno delle loro sedi fuori dalla Francia, con cui ci siamo scontrati diverse volte, che mi guarda male e si chiede che ci faccio io in un evento del genere compreso la Cena di Gala al castello di Versailles nel salone degli specchi. Situazione paradossale. Alla fine a circa 10 giorni dalla data della gara ci risentiamo e annuncio loro le nostre condizioni: Trevi assume l’incarico di Managing Partner, con una sponsor fee , Joint Venture al 50% ma se facciamo meglio del budget diventa 55% per noi e 45% per i Francesi. Riuscire a farsi pagare una fee da Soletanche come gestori di una JV con loro è un’impresa titanica, ma siamo decisi e determinati. La valutazione che abbiamo fatto è che il progetto, pur avendo in mano una buona soluzione, è molto rischioso, metterebbe tutte le nostre risorse su un

singolo lavoro mentre ci sono altre dighe che potranno essere messe in gara nei mesi seguenti. Ne ho parlato internamente e siamo d’accordo. La risposta non si fa attendere: “accettiamo” mi dicono e dopo un paio di giorni il loro team è a Cesena a lavorare. Il 23 Luglio 2008, Treviicos-Soletanche Joint Venture riceve l’aggiudicazione del progetto. È il più grande e prestigioso progetto nella storia della Trevi ma anche il più rischioso. Noi ci siamo. Daniele Fallini non andrà più in cantiere come era suo e mio desiderio; qualche mese dopo ci lascia per sempre a causa di una grave malattia a pochi anni dalla pensione e dopo decenni spesi su progetti in giro per il mondo. Una grande perdita umana e professionale. Il progetto inizia con non pochi problemi dovuti alle complessità organizzative e alle procedure che il distretto di Nashville di USACE utilizza. Lunghissime fasi di approvazione dei metodi di lavoro ma soprattutto difficoltà tra il nostro personale di cantiere, soprattutto tra Francesi e il personale Trevi; difficile anche la relazione con il cliente.

Nei primi mesi di lavoro non si riesce a fare molto e le preoccupazioni sono tante. In Treviicos, a Boston, Stefano Valagussa da qualche mese è diventato presidente della Società e Ricardo Petrocelli, l’ex presidente di Treviicos si occupa da vicino della JV di Wolf Creek. Abbiamo una bella presenza in cantiere ma non si riesce a lavorare bene. Per uno scambio di informazioni errate con il cliente si arriva ad una tensione elevatissima e la fiducia di USACE nella JV raggiunge il minimo storico; con il nostro più importante cliente abituato ai nostri successi abbiamo, qui, difficoltà grandissime. Ormai da un anno sul progetto, con un dispiegamento di forze e mezzi notevole, non si riesce a trovare la forma giusta di lavorare e di produrre. Il clima è pesante, la fiducia tra i membri del team ai minimi. La zona del test non ancora completata, i sistemi di lavorazione non a punto e, tra le possibili soluzioni tecnologiche esecutive, non si è ancora scelto quale utilizzare. I test sulle attrezzature e la tecnologia innovativa di Arapuni, così chiamata perché messa a punto in Nuova Zelanda e riprogettata insieme con Soilmec, che in origine dovevano dare grandi vantaggi di produzione, procedono a rilento e non si vede una fine nonostante gli sforzi del team guidato da Mimmo Siepi. Nei comitati della JV con i Francesi di Soletanche si litiga spesso e non si vede ancora una svolta. Bisogna fare qualcosa o diventa una catastrofe. Con Ricardo ci sentiamo spesso e si prende in mano la situazione. Siamo il Managing Partner e dobbiamo farlo pesare. Nella tarda primavera del 2010 proponiamo un forte intervento: cambio del Capo Cantiere sostituito da Renzo Grando il responsabile della produzione di Trevicos, team di cantiere spronato a lavorare insieme, soluzioni e procedure semplificate, sono i primi interventi che devono essere fatti da subito. A quel punto il Project Manager Fabio Santillan, il capo-cantiere Renzo Grando e Hussein, il direttore amministrativo della JV, sono di Trevi così come Il Presidente del comitato esecutivo della JV, Ricardo Petrocelli e ovviamente tutti i tecnici in cantiere delle due società. Certamente anche Soletanche contribuisce con uomini di qualità ma le figure chiave, che devono trasformare un problema in un successo, sono di Trevi. Si ricostruisce così l’organizzazione gestionale del cantiere: Ricardo Petrocelli a seguire il progetto a tempo pieno con il supporto di Stefano Valagussa da Boston, Franco Filippi, CFO di Treviicos responsabile amministrativo/stratega della JV, Renzo Grando in cantiere, competente, motivato, pronto, stimato da tutti, parla francese, conosce il mondo americano, conosce Soletanche; il team in cantiere più unito che mai e solo pochi mesi dopo le cose cominciano a cambiare in meglio. Non solo questo ovviamente, tecnologie semplificate e messe a punto, organizzazione efficiente, rapporti con il cliente migliorati, ogni lavorazione comincia a dare risultati, la macchina comincia a funzionare. Mimmo Siepi incaricato di mettere a punto con la sua squadra il sistema della perforazione direzionata, la vera grande novità del metodo costruttivo applicato, fa miracoli e riesce a mettere in produzione un sistema affidabile, Renzo a gestire le operazioni come un direttore d’orchestra, Fabio e Ricardo sempre attivi verso il cliente per anticipare problemi ma anche soluzioni. È un progetto complesso con tante tecnologie applicate, fornitori importanti da gestire tra cui Hayward Baker, la società locale di Keller, 10 volte più grande di Trevi negli USA, a cui sono stati affidati i lavori per gli interventi di Grouting, (quello che risulterà uno il loro più grande progetto mai eseguiti in tutti gli Stati Uniti), tante lavorazioni da coordinare e con un livello di controllo di qualità elevatissimo; il tutto gestito in attività continuative 24 ore al giorno con in cantiere, criteri di sicurezza molto esigenti.

Wolf Creek Dam

Il progetto prevede anche per la prima volta un sistema di controllo e di raccolta dati in digitale molto innovativo, con ogni tutte le informazioni possibile registrate e consultabili a distanza da USACE. Un controllo qualità totale, diventerà una prassi negli anni a seguire, ma a Wolf Creek fu una delle prime applicazioni su progetti complessi. Nei sei mesi successivi si vede il cambio radicale di produzione e si cominciano a fare proiezioni più ottimistiche. Dopo circa 12 mesi il cantiere è in piena produzione, la qualità del prodotto, dopo una quantità di verifiche e test impressionanti imposti da USACE, è elevatissima e la macchina organizzativa gira bene. I rapporti con il cliente si distendono nonostante esistano richieste di variazioni in corso d’opera fatte dalla Joint Venture. Mentre le cose cominciano a girare nel modo giusto, purtroppo un tristissimo evento sconvolge il cantiere; una sera al rientro a casa, muore in un incidente d’auto il nostro meccanico Nicola Gasperi lasciando la moglie e una giovanissima figlia a pochi km di distanza, lì, a casa, ad aspettarlo. Nicola, un giramondo come molti dei nostri tecnici, disponibile, abituato a tutto e molto apprezzato per le sue competenze. Passano i mesi, il lavoro corre via bene e dopo circa 4 anni dall’inizio delle operazioni il progetto è completato e consegnato a USACE in anticipo sul programma lavori di quasi cinque mesi; sono stati eseguiti 1.197 pali secanti di cui solo uno ebbe bisogno di una manutenzione aggiuntiva, risultato di un criterio di controllo di qualità eccezionale, 1.400.000 ore uomo lavorare senza incidenti e uno sforzo organizzativo e tecnologico senza precedenti: il Progetto è nella storia e diventa un riferimento per USACE e per il mercato. Sarà da loro presentato in più di 20 congressi internazionali e nazionali e influenzerà in maniera significativa molti lavori successivi di USACE. “Congratulazioni, lavoro impressionante“ fu il commento che mi fece il colonnello De Lapp, Comandante del Distretto di Naschville, alla cerimonia conclusiva delle operazioni in cantiere, nella palestra della scuola superiore a Russel Spring il 19 Aprile del 2013 quando lo incontro sul palco per la cerimonia conclusiva dei lavori; inno nazionale, parata, bandiere americane e dichiarazioni pubbliche di congratulazioni reciproche. Nell’occasione anche il momento dell’apertura in diretta del Guard Gate della diga con un pulsante rosso schiacciato direttamente dal comandante; la messa in sicurezza era completata. Durante il discorso finale ringrazio tutti anche la comunità locale che ci ha accolto con calore e aiutato. La cerimonia è trasmessa per radio perché di interesse pubblico; Jamestown, Kentucky, 1624 persone che formano una piccola comunità in una Contea dove è vietato vendere e consumare alcol in luoghi pubblici, sono stati parte diretta e indiretta molto importante del nostro progetto. Una grandissima soddisfazione per tutti e Soletanche, alla fine, costretta, ma anche contenta, di pagare il 5% in più di profitto a Trevi. Già in ottimi rapporti, seppure sempre concorrenti, Trevi guadagna una grandissima credibilità presso i concorrenti francesi di Soletanche, impresa molto esigente, 3 volte più grande della nostra società e considerata da sempre un player che non regala nulla a

nessuno nel mondo delle Opere Specializzate. La diga di Wolf Creek fu senza dubbio il progetto che diede il maggior margine in valore assoluto nella storia dei cantieri della Trevi anche grazie ad una attenta gestione delle variazioni in corso d’opera concordate, seppure non facilmente, con il cliente; era diventato il cantiere modello per risultati, organizzazione, coraggio, riscatto, capacità di gestione e sicurezza sul lavoro. “Il Progetto Modello per USACE” mi dice il responsabile di Washington di tutta USACE quando lo incontro in una conferenza qualche mese dopo; il progetto che da a Trevi una visibilità mondiale unica che ancora oggi resiste a distanza di diversi anni.

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