Memorie di cantiere
Mosul Dam
«La diga più pericolosa al mondo» (USACE) · 2016–2019

Mosul Dam “La diga più pericolosa al mondo” (USACE)
“Il più grande lavoro al mondo di drilling e grouting per la messa in sicurezza di una diga” (USACE)
Luogo: Nineve, Iraq Importo lavori: 377 Milioni di Dollari Durata: Marzo 2016 – Agosto 2019
Il capitolo della diga di Mosul, sul fiume Tigri, comincia con il costante contatto tenuto con USACE e dalle loro richieste di fornire supporto agli studi di fattibilità che durante la loro attività di monitoraggio delle condizioni della diga fin dal 2014, di volta in volta vengono formulate. Trevi segue la diga di Mosul come potenziale progetto sin dal 2009, quando partecipammo alle gare indette dal Ministero delle Risorse Idriche iracheno per la realizzazione di quasi 900.000 metri quadrati di paratie plastiche fino ad una profondità di 240 metri. Per 3 anni abbiamo lavorato, partecipato a selezioni internazionale, partecipato a riunioni, concorso e vinto le gare indette dal Ministero ma l’aggiudicazione non si è mai concretizzata. L’ultima nostra offerta di circa 2 Miliardi di euro nell’aprile del 2011 è risultata la migliore offerta contro quella dei tedeschi di Bauer, gli unici ad essere stati selezionati oltre a Trevi, ma non siamo mai arrivati alla firma del contratto. La fresa sviluppata e testata con Soilmec capace di arrivare a profondità record di 250 metri, unica nel mondo e gli investimenti fatti dal 2010 sulle tecnologie necessarie per questo tipo di lavoro rimangono senza un progetto su cui adottarle. La diga cade in mano dell’ISIS nell’agosto del 2014 e tutte le attività si fermano anche quelle di monitoraggio da parte di USACE. USACE segue la diga da anni e nel 2015 emette un report tecnico sulle condizioni di stabilità della diga che definisce gravi e ad elevato rischio di instabilità con un potenziale impatto per le persone a valle calcolato in più di un milione di vittime. Nel Novembre del 2015 il Ministero delle Risorse Idriche iracheno con il supporto di USACE per la parte tecnica chiama una gara internazionale per intervenire urgentemente sulla fondazione della diga e sulla manutenzione di alcune componenti elettromeccaniche; uno degli scarichi di fondo dell’invaso, un tubo in lamiera da 12 metri di diametro, è bloccato e non permette quindi la regolazione del livello dell’invaso unico sistema per diminuire la pressione dell’acqua sulle strutture della diga già in condizioni critiche. Il 22 di Novembre del 2015, in un Medio Oriente insanguinato dal fanatismo religioso e dalle vicende della Siria, in un Europa dove gli attentati del terrorismo ISIS colpiscono direttamente alcune capitali, in un momento cui le immagini
che arrivano da quella parte del mondo sono quelle di occidentali incatenati in tute arancioni e spesso giustiziati, la Trevi è l’unica società che risponde alla gara internazionale per la riabilitazione della diga di Mosul; è a 35 km a nord dalla città che porta lo stesso nome e che dal 2014 è la roccaforte dall’ISIS in Iraq.
Dopo due settimande dalla firma del contratto l’ufficio del primo ministro, dove abbiamo firmato, è saccheggiato da iracheni in protesta.

Per poter partecipare in queste condizioni chiediamo protocolli di sicurezza adeguati e una società di Ingegneria internazionale qualificata che faccia la Direzione Lavori. Ci sono tantissimi punti da chiarire ma decidiamo di partecipare. La storia dei mesi successivi si sviluppa tra valutazioni tecniche, economiche, valutazione di rischio geopolitico, logistico, umano, valutazioni su come gestire un progetto così complesso in una zona di guerra tra le più pericolose al mondo; valutazioni tra minacce, sotterfugi, supporto da chi vuole che il lavoro si faccia e ostacoli di ogni genere da quelle parti che non vogliono un’impresa straniera coinvolta. Ci sarà bisogno di tre mesi di trattativa durissima con il Ministero delle Risorse Idriche iracheno, di viaggi e riunioni a Beirut, Istanbul, Baghdad, di visite alla Diga per valutazioni dirette e raccolta informazioni, dell’intervento del Primo Ministro Italiano Matteo Renzi che conferma la presenza dell’esercito italiano a protezione dei tecnici della Trevi, della volontà del Presidente Americano Barak Obama, che autorizza USACE a fare da progettista e direzione lavori pagandone i costi, dell’intervento della Banca Mondiale che mette a disposizione una prima linea di credito di 100 milioni di dollari, delle dimissioni del Ministro delle Risorse Idriche iracheno, della volontà del Primo Ministro iracheno Abadi che prende in mano la situazione direttamente, della risoluzione del Consiglio dei Ministri iracheno numero 59 del 1 Marzo 2016, che accetta le condizioni contrattuali che abbiamo proposto e della volontà e determinazione di una piccola società di Cesena che ha fatto delle “missioni impossibili” la sua vocazione professionale e umana da sempre, per arrivare alla fine della negoziazione. A Baghdad davanti all’ambasciatore italiano allo staff dell’ambasciata americana, al capo di gabinetto del Primo Ministro, alle telecamere della TV di stato firmo il contratto con Il Ministero delle Risorse Idriche iracheno che ci legherà per quasi quattro anni ad uno dei progetti di ingegneria delle fondazioni più estremi mai eseguiti nella storia. Da quel giorno il progetto avrà una copertura mediatica internazionale senza precedenti per un cantiere di costruzioni con centinaia di articoli su stampa e social media di tanti paesi, interviste, reportage, visite istituzionali; in una zona di guerra in mezzo a morte e distruzione la speranza portata da un progetto di ingegneria che costruisce qualcosa invece di distruggere dando una soluzione concreta ad una potenziale catastrofe umanitaria. Era il 2 Marzo 2016. La Trevi è entrata nella Storia. Da allora sono state tantissime le considerazioni e le dichiarazioni di apprezzamento ricevute per il lavoro fatto a Mosul. Una delle prime ad una conferenza del Deep Foudations Institute (DFI), la più importante organizzazione di imprese del nostro settore a New York alla metà di Ottobre del 2016; il responsabile di USACE per il progetto di Mosul, Generale Ray Alexander, davanti ad una platea di tantissime persone in rappresentanza di centinaia di imprese, spiega a tutti cosa sta facendo la Trevi in Iraq, qual è la situazione e quali rischi si corrono. Elogia il contributo fattivo di Trevi, la preparazione ma soprattutto la volontà e la priorità di risolvere un grande problema con un potenziale impatto su milioni di persone. Sarà la prima di decine e decine di conferenze che USACE terrà nei tre
anni successivi in USA, in Europa, in Medio Oriente e anche al palazzo di vetro dell’ONU per presentare il progetto dei lavori alla diga di Mosul con la Trevi. Quel giorno di metà Ottobre 2016 a New York in platea anche alcuni dei nostri tra cui Raffaella Granata, coinvolta sul progetto, che mi manda un messaggio in diretta: Venerdì 14 Ottobre 2016 ore 16:26 “Stefano, durante la lecture di USACE sul progetto di Mosul, ottime parole per Trevi e un applauso a scena aperta per la tua persona! Ciao Raffaella. Ore 18:38 “Raffaella, mi fa piacere che il ruolo della TREVI venga riconosciuto così apertamente. È una cosa importante per quello che abbiamo fatto e facciamo oggi e anche per costruire il nostro futuro. Il tutto è il frutto di persone che dedicano energie e passione e sacrifici per arrivare a questo. E tu sei una di quelle. Quindi quando Ray parlava, parlava anche di te e del lavoro che fai. Gli applausi vanno agli uomini e alle donne della TREVI impegnati alla diga, a voi. E allora io incrocio le dita e ogni tanto non dormo alla notte nella speranza che tutto vada bene. Un saluto e Forza TREVI. Stefano” I lavori cominciano subito e si completeranno nell’agosto del 2019 con grande soddisfazione di tutte le parti coinvolte.
Dopo circa 8 mesi dalla conclusione del contratto ricevo questa lettera: April 27, 2020
this letter is long overdue, but I wanted to take the opportunity to thank and congratulate you for your firm’s outstanding success in repairing the Mosul Dam and establishing a sustainable maintenance program. I hope you will recall our first meeting in March 2016, when I was serving as US Ambassador to Iraq. At that time, we had received numerous reports, including from the US Army Corps of Engineers, that Mosul Dam was unstable and could collapse at any time. We also knew that collapse of Mosul Dam could result in more than a million deaths and unimaginable hardship for the survivors. The US Army Corps of Engineers had also advised us that Trevi Group was the only firm in the world with the expertise and capacity to address the crisis on an urgent basis. That was also a time of tremendous instability and uncertainty in Iraq. The USled coalition had turned the war against ISIS but would not defeat ISIS in Iraq until 2018. Iraq was also suffering an unprecedented economic crisis, due to the ISIS insurgency and the collapse of oil prices. In our conversation I told you, honestly, that President Obama was personally concerned with the instability of the dam and had directed us to find a solution. I asked you to undertake a special effort to rescue Mosul Dam. After agreeing to lead the project, you and your team responded with the urgency that was required. Later that month you were able to sign a contact with the Iraqi Ministry of Water Resources. The project, in a war zone, involved the support of three governments, the Kurdish Regional Government, the World Bank, and more than 500 Italian and other security forces, all under the technical and organizational leadership of Trevi. The project was completed in September 2019, as projected, and has been an outstanding success for all stakeholders. Trevi has also trained more than 150 Iraqi engineers and technicians who will continue with the maintenance works. At each stage in the project, Trevi distinguished itself for professional expertise, dedication and a courageous willingness to work in a dangerous and difficult environment. I am personally grateful for your achievement and look back on our collaboration as one of the signal achievements of my tenure in Iraq. Very best wishes for your future projects. Sincerely, Stuart E. Jones Ambassador (ret)
E infine l’ultimo qualche giorno fa a Milano; insieme con Cesare incontriamo casualmente il Presidente Matteo Renzi e dopo convenevoli e saluti senza che chiedessimo nulla: “Trevisani” ci dice “quando parlavo con il Presidente Obama mi chiedeva sempre: ” How’s my italian company Trevi? When are they starting the work at Mosul Dam?” La storia del mondo in quegli anni bui e difficili è stata scritta anche dalle donne e dagli uomini della Trevi.