Trevi Holding

Memorie di cantiere

Davide: il minore emancipato

Sandra Canduzzi Pieri

Davide: il minore emancipato

Non avevo certamente più di diciassette anni quando un tardo pomeriggio d’estate nel cortile di casa mia, ingombro di materiali edili, pronti per essere distribuiti nei vari cantieri gestiti dall’impresa di famiglia, ebbi l’occasione, dopo una formale presentazione, di scambiare timide, frettolose parole d’occasione con il giovane Davide Trevisani, un bel ragazzo dai tratti adulti nonostante la giovane età: alto, capelli corvini lucidissimi, pettinati all’indietro senza scriminatura, pantaloni scuri e camicia bianca, in mano stringeva una corposa cartella portadocumenti. Puntuale e disinvolto era entrato nell’ufficio del babbo che lo aspettava per essere illuminato sulle potenzialità delle nuove ‘palificazioni’ che – era difficile per me allora crederlo – avrebbero dovuto sostenere il peso di un ‘grattacielo’ di cinque piani, già progettato, per servire e valorizzare una prestigiosa area del Viale Carducci, nel cuore della città. Dedussi con un certo disappunto che per erigere le nuove abitazioni dell’uomo, non sarebbero più servite le storiche fondamenta con la cerimonia ben augurante dei santini protettori da affogare in un angolo dello scavo prima della colata del calcestruzzo, un rituale emozionante che aveva conservato un posto nella mia arrugginita memoria. A quel punto, se il babbo intendeva costruire palazzi a più piani e mirare al cielo, aveva bisogno dei Pali Trivellati che Davide sapeva impiantare nel terreno grazie ad una attrezzatura molto semplice ma altrettanto efficace. Sinceramente confidavo più sulla esperta lungimiranza del babbo, che sull’intrepido istintivo vigore di Davide. “Babbo, ma come puoi fidarti, è così giovane…” – “ Non ti preoccupare, Davide è già grande!”. Il mio babbo Vasco, il figlio più grande della numerosa famiglia di un muratore, era stato mandato a undici anni a fare il garzone di un sensale che commerciava in bestiame, si era poi riscattato a sedici anni quando era diventato muratore provetto seguendo i corsi dell’istituto Lugaresi, in seguito fu capomastro di una piccola impresa e in breve tempo, stimato imprenditore, fino a essere insignito – ancora relativamente giovane – del titolo di Cavaliere della Repubblica. Un titolo di cui, pur senza esibirlo, andava fiero. Forgiato dalle sue dure esperienze personali, dotato di antichi valori e nel contempo di spinte innovative fu quindi facile per lui riconoscere in embrione la genialità di Davide, un ragazzo ancora minorenne, eppure già maturo, intuitivo e soprattutto determinato. Al babbo era bastato gettare uno sguardo ai sorprendenti progetti che il giovane aveva elaborato, per concedergli piena fiducia sul piano lavorativo, insieme a una inesauribile stima e a un profondo affetto paterno. Grande fu sempre il suo compiacimento, direi l’orgoglio per avere offerto a Davide la gestione delle palificazioni di tutti i suoi cantieri, per averlo accompagnato a compiere i suoi primi passi che gli avrebbero permesso di risvegliare l’immobilismo dell’edilizia non solo della nostra sonnolenta cittadina di provincia, ma quasi ovunque nel mondo. Dal quel momento in poi furono diverse le costruzioni di cinque e più piani edificate dal babbo nella nostra città, bei palazzi che si reggevano leggeri e spavaldi sui

Pali Trivellati del Cavaliere del lavoro Davide Trevisani. Lavori eseguiti con cura e precisione e con mezzi solo in apparenza primitivi, ma dotati di una sorprendente tecnica innovativa. Una mattina di non so quale mese del ‘58, all’improvviso, nel viale Carducci, in mezzo a un ampio spazio libero, l’’impresa di Davide installò la sua prima CAPRA, e questa immagine sarebbe rimasta nella storia delle palificazioni Trevi. Si chiamava così un treppiede di legno che aveva un argano con un motore diesel, questo a sua volta azionava un maglio ed una curetta. Con il maglio si infiggevano i tubiforma, con la curetta si svuotava il terreno che restava dentro alla camicia infissa. Si posava poi l’armatura e si gettava il calcestruzzo fino alla sommità del tubo. Vedere all’opera quelle strane attrezzature in quel cantiere di lavoro era diventato il passatempo preferito degli ‘umarell’, una schiera di pensionati della città che con le braccia dietro la schiena, si aggiravano attorno alla Capra controllando, facendo domande, dando suggerimenti, criticando a volte le attività che si stavano svolgendo. A questo punto mi piace ritornare col ricordo a quel lontano giorno d’estate. Dopo che il colloquio di Davide col babbo si era brillantemente concluso con l’incarico offerto a quel giovane imprenditore di palificare un’area del Viale Carducci, dove sarebbe sorto il primo ‘grattacielo’ della nostra città, Davide gentilmente, per festeggiare il suo primo ambito contratto, mi propose di fare un giro in macchina lungo le strade strette e bianche dei dintorni fiancheggiate da pampini non ancora autunnali, campi falciati, erba e arbusti spinosi. Sicuramente era estate. Ricordo un frutteto che profumava di pesche mature, gravide di sole. Sotto un’ombra chiazzata da spicchi di luce al tramonto, ci scambiammo insignificanti considerazioni. Qualcosa di più intimo, ma non saprei dire cosa, rimase per sempre nell’aria non detto. Poco tempo dopo, grazie alle sue continue pregevoli prestazioni nell’impresa del babbo, per facilitare la gestione delle pratiche burocratiche, il giovassimo Davide, fu dichiarato minore emancipato dal tribunale: cosa che gli consentiva di essere maggiorenne a tutti gli effetti, di firmare ogni pratica, di convalidare i vari contratti, di non essere più sottoposto alla patria potestà … libero di sposare con infinito amore la bella dolcissima Katia. Qual’è lo scopo vero di questa testimonianza. Con questa manciata di ricordi esibiti in ordine sparso sull’onda di intimi preziosi affetti, vorrei offrire un contributo al fine di collocare la figura di Davide Trevisani nella sua esatta dimensione nella nostra città. È risaputo che Davide è stato la figura imprenditoriale più potente e significativa per oltre cinquant’anni a Cesena e altrove. In Italia dove incredibilmente ha messo in sicurezza la Torre di Pisa, riducendo in maniera vistosa la sua pericolosa pendenza. Ha lavorato con rigore, serietà e altissima competenza in tutte quelle parti del mondo che potevano avvalersi delle sue geniali intuizioni nel campo della Geotecnica. Ha risolto grandi problemi costruttivi per le fondazioni di porti, dighe, e grandi opere sempre accompagnato da uno spiccato senso di aggregazione, amato dal suo staff, dai suoi dipendenti sempre in prima linea come coraggiosi soldati. Ma soprattutto Davide è stato grande come uomo, grande nella fedeltà ai suoi principi, negli affetti, nell’amicizia. Un uomo ‘signore nell’animo’, generoso nel dono, rassicurante nel sorriso, amabile con tutti. Grazie amico mio, tutta la città dovrebbe esserti riconoscente per i tuoi grandi valori: la gratitudine, ha bisogno di gesti. Città d’amore è giunto il momento di battere un colpo per il Grande Davide.

Davide: il minore emancipato
Davide: il minore emancipato
Davide: il minore emancipato