Trevi Holding

Memorie di cantiere

Centrale Enel di Sermide — Pali trivellati

Aurelio Leonetti · 1975

“ Ricordi di un lungo viaggio: Sermide ” Pali trivellati 1972 Aurelio Leonetti

Tutto comincia in un verde mattino due brioche e un cappuccino e poi di corsa trafelato giu’ al giornale…cosi’ inizia “penna a sfera“ una canzone di Antonello Venditti. Quel mio mattino, invece, non fu verde ma grigio scuro. Era infatti una gelida alba del gennaio ‘78 (il primo lunedi’dopo le feste…) quando la sveglia suono’ alle 6. Mi alzai imprecando e mi accinsi a fare le solite cose con piu’ indolenza del solito. Nel bel mezzo della colazione suona il campanello. “Chi e’?” e una voce cavernosa “la tu nona dai rasunir dat una mossa”. Era la voce di Giovanni Sirri che, per fortuna, dal lunedi’ successivo avrebbe cominciato ad utilizzare la propria macchina per raggiungere il cantiere. Cosi’, con il trolley sulle ginocchia stipato in un pulmino, inizio’ il lungo viaggio con la Trevi World Tour. Non proprio come lo avevo immaginato ! Entrai in Trevi nel gennaio 77 destinato, come avevo richiesto, ai cantieri all’estero. Dopo un anno di tirocinio in sede arrivo’ finalmente il momento di fare le valige. La prima tappa, in attesa della prima opportunita’ all’estero, fu in un cantiere italiano. A Sermide, in provincia di Mantova, dove la Trevi (allora Pali Trevisani) si era aggiudicata l’appalto delle fondazione di una centrale termoelettrica dell’Enel. Avrei dovuto sostituire Stelvio Sapignoli in partenza a breve per l’Iran. Ma torniamo al pulmino. Arrivati in cantiere venni scaricato davanti alla baracca degli uffici. Per fortuna li’ incontrai il geom. Collina, che avevo conosciuto in sede, il quale mi offri un caffe’ in attesa di Sapignoli. Le consegne furono rapidissime perche’ la sua partenza era stata anticipata avendo ottenuto il visto di ingresso in Iran prima del previsto. Giusto il tempo per presentarmi ai colleghi, un salto in banca, la consegna della cassa, i saluti e gli auguri. E fu cosi’ che il terzo giorno mi ritrovai da solo. “E mo’ che faccio mi metto a ricontare i soldi ?” Ma ci penso’ il capo-cantiere, il compianto geometra Boni, a togliermi dall’impaccio. Mi chiamo’ nel suo ufficio per dirmi che la gente di cantiere si lamentava del mangiare e della pulizia dell’albergo dove alloggiava per cui bisognava cercarne un altro in un raggio non oltre i 20 chilometri. “Ma come, obbiettai, Sapignoli mi ha detto che questo e’ il secondo in poco piu’ di un anno!“ “Veda Leonetti, mi rispose, questa e’ gente che lavora nel fango per 10-12 ore al giorno per cui, nei limiti del possibile, dobbiamo cercare di andargli incontro”. Sul momento rimasi perplesso ma negli anni feci di quella raccomandazione un mantra del mio lavoro. Di quella prima esperienza mi piace ricordare alcuni personaggi (non me ne vogliano gli altri). Innanzitutto il geometra Boni, temuto, ma allo stesso tempo stimato, per la sua intransigenza. E il suo primo sostituto, Monsieur Betti’, gran maitre de savoir faire e de fang de bentonit (veniva dalla Soletanche e non

perdeva occasione per rimarcarlo). E il geometra Mancini – capo commessatecnico di grande spessore, burbero, di poche ma eloquenti parole. Una delle ultime raccomandazioni di Sapignoli fu quella di non far mai mancare in ufficio una bottiglia di buon brandy (il farsi trovare impreparati poteva condizionare la giornata lavorativa). E Giovanni Sirri – capo-officina – con piu’ passione, secondo i piu’ maligni, per la caccia che per l’officina. E Daniele Vanni, ai primi cimenti con la vita di cantiere. Pare che, alla luce del percorso aziendale che fece, i cazzettoni di Mancini gli fecero bene. E ancora, restando in tema di esordienti, un certo Gino Zanchini che inizio’ la sua brillante carriera come aiuto capo-getto in quel cantiere. E come non ricordare quel toscanaccio di Baisi e le sue “orazioni” in vernacolo della Garfagnana. La piu’ ispirata era dedicata alla Madonna Boscaiola. Venerata a modo suo, nulla di profano. Famosi anche i suoi scherzi. Il suo bersaglio preferito era un certo Radicchi, addetto alla bentonite, toscano come lui. Quando esagerava interveniva Betti, pure lui toscano, a prendere le difese del suo uomo all’amata bentonite. Ed un ricordo particolare lo merita il geometra Veronese. Con la sua contabilita’ analitica riusci’ a colmare, in parte, le lacune dell’acerbo ragioniere. E per finire i fratelli Liberatore, forlivesi come me, che avrei ritrovato a Bandar Abbas. Nel maggio di quell’anno ci fu il rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse. Un mese dopo sarei partito per Bandar Abbas, sulle orme di Sapiran. Mi lasciavo dietro un paese dilaniato dal terrorismo e dalla ennesima crisi economica. A fine giugno 78, con il volo per Bandar Abbas, iniziavo quindi il lungo viaggio con la Trevi World Tour che in 34 anni mi avrebbe portato a conoscere mezzo mondo. Ad essi ne seguirono, e seguono, 9 da pensionato tra Spagna e Portogallo. Da 43 anni quindi, salvo brevi periodi, non vivo in Italia. Ne e’ valsa la pena ? Tutto sommato direi di si se solo penso che l’alternativa sarebbe stata una vita da bancario (sperimentata per 6 anni prima di entrare in Trevi…). E’ stata comunque una scelta di vita che ha avuto, come per tutti, i suoi alti e i suoi bassi, i suoi momenti belli e quelli meno, i suoi pro e i suoi contro. Tra i pro un insegnamento. La differenza tra razze, culture e religioni la fa l’educazione ed il porsi con un bel sorriso.