Memorie di cantiere
Oman — Cavity grouting
Aurelio Leonetti · 2009–2012
“ Ricordi di un lungo viaggio: l’Oman ” Cavity Grouting 2009 – 2012 Aurelio Leonetti
Nel 1989 conobbi a Beira, nell’ambito del progetto per la riabilitazione del suo porto, il ragioniere Giuseppe Marino responsabile amministrativo del consorzio Impregilo-Sadelmi, nostro cliente. Lui veniva da 15 anni di estero io un po’ meno. Parlando delle reciproche esperienze mi disse “ Aurelio se ti capita l’occasione non ti perdere l’Oman “. E dopo 20 anni l’occasione capitò ! Nel 2009 compivo il settimo anno a Dubai. L’usura causata da ritmi di lavoro frenetici e da richieste di performance sempre piu’ pressanti mi convinsero che era giunta l’ora di cedere il passo a colleghi piu’ giovani. Mi mancavano, fra l’altro, pochi anni alla pensione. Ne parlai con Mario Urciuoli, mio diretto referente, il quale mi propose come nuova destinazione il vicino Oman. Fu il suo un atto di generosita’ del quale ancora oggi gli sono riconoscente in quanto mi consenti’ di trascorrere gli ultimi anni lavorativi nella migliore delle destinazioni possibili. Ma fu anche, per certi aspetti, una felice intuizione perche’ il marpione sapeva che l’economia del paese stava per decollare. Conoscevo gia’ Muscat per alcune missioni da Dubai. Ma furono sufficienti pochi mesi di permanenza per farmi ricordare le parole di Marino e la nostalgia dell’Oman che si portava dietro. Stridenti mi apparvero subito le differenze con Dubai. Mentre la’ gli sceicchi facevano a gara a chi costruiva il grattacielo piu’ alto o l’albergo con piu’ stelle, a casa loro gli omaniti si godevano il verde dei numerosi parchi, le loro belle spiagge e i cafe’ all’aperto. Senza trascurare il lavoro perche’ l’economia stava crescendo e con essa le opportunita’ di business. Ma in un contesto rilassato lontano anni luce dalle frenesie di Dubai. Quando arrivai, nel giugno del 2009, il nome della Swissboring Oman era sinonimo di competenza ed affidabilita’. Operava quasi esclusivamente nel settore dei sondaggi anche perche’ il mercato offriva poco d’altro. Fu merito del suo visionario presidente, Sultan Kaboos, se l’Oman si avvio’ all’inizio di quel decennio sul cammino della diversificazione dal petrolio. Fu varato un piano di industrializzazione ma, per valorizzare le sue bellezze e l’ospitalita’ della sua gente, si punto’ sopratutto sul turismo. E turismo volle dire infrastrutture (strade, aeroporti, viadotti ecc…) maggiore capacita’ ricettiva (nuovi alberghi) piu’ offerta culturale (Muscat Opera House, Museo delle tradizioni Omanite) e ricreativa (campi da golf). Una nuova Dubai quindi? Niente affatto. I cantieri nacquero come funghi, sopratutto a Muscat, ma il traffico e l’inquinamento, dannazioni di Dubai, ne vennero minimamente intaccati grazie ad una oculata pianificazione urbana. E non cambio’ la vita della gente che continuo’ a dedicare alla famiglia e alla comunita’ lo stesso tempo di prima. Grazie alla buona reputazione di cui la societa’godeva, ed al supporto di Dubai e di Cesena, non fu difficile entrare nel nuovo mercato, quello dei pali a grande diametro e delle iniezioni cementizie. I miei tre anni di permanenza ci videro
protagonisti delle commesse piu’ importanti di quel periodo. La prima che mi piace citare, per prestigio, riguarda le fondazioni del Muscat Opera House. L’idea fu del Sultano, grande amante della musica lirica. Grazie a lui oggi Muscat vanta il teatro di lirica piu’ importante del mondo arabo. Un autentico gioiello nel quale la Trevi pose il suo marchio di eccellenza. Un’altra commessa di grande importanza, per dimensioni e visibilita’, fu quella delle fondazioni per il nuovo aeroporto di Muscat dove riuscimmo a prevalere su una agguerritissima concorrenza. I lavori durarono oltre due anni e ci videro impegnati giorno e notte. E ne uscimmo con una immagine piu’ consolidata della leadership nel settore dei pali GD. Ma il progetto che ci diede piu’ soddisfazioni, per visibilita’ e ritorno economico, fu quello della centrale elettrica di Sur, una cittadina a 150 km a sud di Muscat. La commessa fu acquisita in subappalto dai coreani della Daewoo la quale doveva costruire una centrale elettrica da 2000 MW, alimentata a gas naturale, per conto dell’Oman Power & Water Procurement Authority. Le attivita’ di cantiere iniziarono a meta’ ottobre 2011 e terminarono a meta’ marzo 2012 per un totale quindi di 5 mesi; ma i tempi effettivi delle lavorazioni, al netto di quelli di impianto e spianto cantiere, furono solo di 4 mesi. A pieno regime arrivo’ ad occupare 126 espatriati, in prevalenza indiani, e 40 omaniti addetti quasi esclusivamente ai servizi. Il management di cantiere era costituito interamente da ingegneri indiani, formati e cresciuti in azienda, sotto la diretta supervisione del Resident Manager, Alfonso D’Amato, che segui’ personalmente il cantiere con frequenti dislocazioni da Muscat. La nostra principale lavorazione fu il cavity grouting per il riempimento delle cavita’ carsiche presenti all’interno del limestone. L’impianto di calcestruzzo venne fornito ed operato dalla impresa locale Al Turki e funzionava per 24 ore al giorno. Furono eseguiti 8.000 fori per 23.600 metri cubi di miscela iniettata utilizzando 10 drilling rigs operative 24 ore al giorno con una media produttiva di 70 fori al giorno equivalenti a 170 mc di malta iniettata. Superate le difficolta’ iniziali, ed ottenuta la fiducia del cliente, il ritmo dei lavori aumento’ progressivamemte consentendo di recuperare il ritardo iniziale ed anche la consegna dell’opera in leggero anticipo. La soddisfazione dei coreani fu palesemente manifestata durante il pranzo di fine lavori quando il loro capo si congratulo’ e concluse dicendo “ we hope to have more opportunities to work together “. E i coreani, per chi li conosce, non sono molto inclini a formalismi. Quando arrivai in Oman il Resident Manager era Gianluca Pianezze, un marcantonio di piemontese gia’ ufficiale dei carabinieri dei quali conservava i tratti dell’austerita’ e della riservatezza. Non mi fu facile pertanto, nei primi mesi, relazionarmi con lui. Ma col passare del tempo, ed una migliore conoscenza reciproca, si instauro’ un clima di costruttiva collaborazione. Soffriva terribilmente il caldo (pesava oltre 100 chili) e per difendersi aveva una ricetta molto personale: due litri al giorno di latte freddo! E durante la calura estiva (media 38 gradi per 6 mesi) andava in ufficio alle 6 del mattino e ci restava fino alle 3 del pomeriggio. Poi si portava il lavoro a casa. Ricordo che Gianluigi Trevisani, in una delle sue visite a Muscat, noto’ che in ufficio lavorava ascoltando musica araba in sottofondo. E commentando il fatto mi disse che lo riteneva positivo perche’ ci vedeva un interesse ad integrarsi nella cultura araba. Mettete insieme le abitudini lavorative, i due litri di latte freddo e la musica araba ed avrete un bel ritratto del buon Pianezze. Prima di lui il Resident Manager era il compianto Guy Salerno, un pied-noir con un passato da militare che gli era valso la Legion d’Onore. Gianluca chiese, ed ottenne, che rimanesse come advisor ed il motivo era molto semplice. Guy era stato, per decenni, il volto e l’anima della Swissboring Oman. La bella immagine della societa’ si identificava nel suo nome. E se, quando arrivai, l’ossatura della
societa’ era formata da personale indiano il merito era tutto suo. Se li tiro’ su uno ad uno con la fermezza dell’ex militare e la competenza del geologo. Dopo Gianluca Pianezze, col quale lavorai per circa un anno, venne Alfonso D’Amato. Anche con lui, come gia’ con Gianluca, i primi mesi furono di studio reciproco. Lui veniva da un’esperienza non felicissima in Libia e cercava un’occasione per riscattarsi. E ci riusci’. Gran lavoratore, tenace, organizzato, competente. Magari un po’ testardo ma nel senso buono. Ebbi varie occasioni di vederlo all’opera in particolare nei meetings con i clienti. Anche se non strettamente pertinenti alla mia materia voleva che ci andassi anch’io. E lo vidi sempre fermo e risoluto a difendere le proprie posizioni, anche quelle quasi indifendibili. Non avesse fatto l’ingegnere avrebbe avuto un gran futuro come detective. Ricordo quando ci si accorse di consumi eccessivi di carburante e lui mise sotto torchio gli autisti. Dall’indagine scaturi’ chiaramente che il colpevole era uno di loro ma lascio’ perdere per non comprometter i rapporti con la polizia locale. Anche al di fuori del lavoro era molto attivo. Organizzava spesso aperitivi e pranzi a casa sua con la comunita’ italiana. Era un ottimo cuoco, specializzato in piatti siciliani fra i quali una favolosa pasta con le sarde. Ed era anche un gran giocatore di bridge, roba da dar filo da torcere ai professionisti. Voleva che imparassi anch’io. “Sai giocare a scala 40?” – mi chiese. “Si”. “E a burraco? A modo mio… Bene allora ti sara’ facile imparare, perlomeno le basi”. Facemmo due sedute, alla terza disse “ ma sei sicuro di saper giocare a burraco? “ E la mia storia col bridge fini’ li”. Ma vorrei ricordare anche altri colleghi italiani di quel bel periodo. Erano talmente pochi che mi e’ facile ricordarli singolarmente. In primis i due luogotenenti del capo. Gennaro Olivieri responsabile della grande perforazione e Salvatore Geraci (coerente con la sua statura) della piccola. E Salvatore Miranda addetto alla progettazione nonche’ mio personal advisor in informatica. E pure lui grande cuoco (memorabili le sue parmigiane che, appresi da lui, e’ una ricetta napoletana e non parmense come il nome lascia intendere). E Marco Maroncelli che doveva prendere il mio posto ma fini’ per essere totalmente assorbito dal tentativo di disinnescare un bizzarro congegno, acquistato come software contabile, dal nome Diapason. Alla fine, stremato, opto’ per la sede di Boston avendo saputo che li’ il bizzarro congegno non aveva attecchito. E in sua vece venne dal Qatar Mauro Astolfi, uomo aduso a qualsiasi intemperia o marchingegno. Non so, tra noi due, chi piu’ soffri’ il mese che passammo insieme per le consegne. Se per me perche’ ero alla frutta e perche’ avevo un metodo di lavoro molto personalizzato. O per lui, sostanzialmente, per le stesse ragioni. Ma in gamba com’era ci mise poco ad impadronirsi della situazione pur dovendo continuare a seguire il Qatar. Un ultimo pensiero ai dipendenti indiani della societa’. Avendo gia’conosciuto quelli di Dubai ne conoscevo le capacita’. Il fatto di essere universalmente riconosciuti per la loro versatilita’ nel settore finanziario nulla toglie che non lo siano anche in quello tecnico. Nello sviluppo industriale dell’Oman, come di tutta la Penisola Arabica, hanno svolto un ruolo fondamentale. A conoscerli c’e’ da stupirsi di come l’India sia ancora un paese sottosviluppato. Ma quello, si sa, e’ il paese delle massime contraddizioni. A fine agosto 2012 lasciavo l’Oman, con direzione Spagna, per iniziare una nuova vita da pensionato. Mi portavo dietro, oltre ad una collezione di antichi monili ornativi, i volti sorridenti di vecchi e bambini non so fino a quanto consapevoli di vivere in uno dei paesi piu’ felici del mond